BENVENUTI, CHIUNQUE VOI SIATE

Se siete fautori del "politcally correct", se siete convinti che il mondo è davvero quello che vi hanno raccontato, se pensate di avere tutta la verità in tasca, se siete soliti riempirvi la bocca di concetti e categorie "democraticizzanti", sappiate che questo non è luogo adatto a Voi.

Se, invece, siete giunti alla conclusione che questo mondo infame vi prende in giro giorno dopo giorno, se avete finalmente capito che vi hanno riempito la testa di menzogne sin dalla più tenera età, se avete realizzato che il mondo, così come è, è destinato ad un lungo e triste declino, se siete convinti che è giunta l'ora di girare radicalmente pagina , allora siete nel posto giusto.
Troverete documenti,scritti, filmati, foto e quant'altro possa sostenervi in questa santa lotta contro tutti e tutto. Avrete anche la possibilità di scrivere i Vostri commenti, le Vostre impressioni, le Vostre Paure e le Vostre speranze.

Svegliamoci dal torpore perché possa venire una nuova alba, una nuova era!


giovedì 2 giugno 2011

EUGENIO SCALFARI: LA CIALTRONERIA A SINISTRA

Se c'è una convinzione che esprimo spesso, (anche dalle pagine di questo blog), è che la cultura, presa di per sé, non è né di destra né di sinistra. Ritengo che essa sia un concetto pre-politico, a cui la politica stessa dovrebbe guardare con occhio ammirato ed imparziale. 
Mi pare una considerazione piuttosto semplice; direi quasi scontata. Tuttavia, viviamo in Italia, Paese in cui l'ovvio diviene impossibile.
E allora si assiste, purtroppo, ad una sceneggiata, (tutta da ridere), in cui una parte politica precisa, per mezzo dei suoi barbuti esponenti da salotto, pretende di dare lezioni a tutti su tutto: dalla storia all'arte figurativa, dalla letteratura alla filosofia, dall'economia alla musica. In Italia, non si sa bene per quale teorema, tutto da dimostrare, l'intellettuale è per definizione di sinistra; chi non milita a sinistra o è un ciarlatano e/o un ignorante. Punto.Tertium non datur.
Personalmente, questa panzana non l'ho mai mandata giù; anzi, ho sempre sostenuto il contrario: spesso e volentieri dovrebbero essere rimandati a settembre proprio i sedicenti intellettuali , se solo vigesse una logica meritocratica. La lista dei possibili ripetenti è lunga, a cominciare dall'astro nascente Saviano, stimata mente di sinistra con qualche lacuna in grammatica. Stavolta, però, a fare una figura non proprio edificante è un decano della carta stampata: Eugenio Scalfari, padre e padrone del quotidiano "La Repubblica".
Ogni suo scritto nell'italico soviet della (in)cultura, viene spacciato per un'opera d'arte. Magari tra qualche tempo ci troveremo ad ammirare pure la sua lista della spesa. Chissà, tutto è possibile!
Di recente, ha compiuto un'altra fatica letteraria circa il rapporto tra eros e ragione. Una vera e propria "perla" che tutti i salotti snob del Paese hanno pubblicizzato, chi più e chi meno, tanto da mettermi la curiosità di leggere qualche recensione e qualche commento. Ve ne propongo uno che ritengo spassoso ed autorevole. Non mi dilungo oltre e lascio a voi ogni altro giudizio. Mi limito semplicemente a dire: "quod erat demonstrandum".

Buona lettura,


Roberto Marzola.


Impossibile non stroncare il libro di 

Eugenio Scalfari

Man mano che leggevo mi chiedevo: ma che roba è? Più sciampista che filosofo il fondatore di Repubblica scivola sul triangolo (isoscele).


Ho comprato l’ultimo libro di Euge­nio Scalfari. Avrei voluto scriverne bene per tante ragioni: per avviare in modo unilaterale e cavalleresco la civiltà del dialogo, per dimostrare che noi siamo signori, e a differenza loro leggiamo e re­censiamo le loro opere, e quando c’è ta­lento e bellezza per noi non conta di che parrocchia sei; per distinguere il polemi­sta dall’umanista e dire che i tempi ci di­vidono ma il pensiero vola più alto. Avrei voluto scriverne bene anche per il rispetto che ho già espresso verso un ve­nerando duca del giornalismo, gran di­rettore che ha inventato un quotidiano di successo. Ero stato invogliato al libro di Scalfari dal bel titolo saffico (Scuote l’anima mia eros, Einaudi) e dal coro di recensioni in sua gloria. Non tanto quelle prevedibili della Casa, La Repubblica e il gruppo annesso, ma dal Corriere della sera, i peana in tv, le marchette di Fazio, le seratone dedicate a lui, con resoconti salmodianti, i saloni del libro.
Man mano che leggevo però mi chiedevo: ma che roba è, cosa pretende di essere? Cenni di teologia e filosofia, letteratura e poesia, musica e autobiografia in una chiacchiera da sa-lotto (ah, il solito salotto snob che non avrei voluto citare ma qui c’è, in tutto il suo dorato vaniloquio). Una messa cantata a se stesso con un tono da Maestro di color che sanno. Né pathos né pensiero. Asserzioni dilettantesche del tutto infondate e inspiegate si alternano a ovvietà imbarazzanti. Cito a grappolo e a esempio: «Le mitologie, le religioni, le culture che hanno affrontato il tema degli istinti hanno avute tutte come motivazione profonda la ricerca dell’assoluto»; ma non è assolutamente vero, da Aristotele agli illuministi, dai positivisti a Schopenhauer e Nietzsche fino a Freud hanno trattato degli istinti senza ricercare l’Assoluto. Oppure: «Potere e tristezza sono i due elementi dominanti dell’epoca che stiamo vivendo »; ma davvero il potere «dominante» è una novità della nostra epoca? O la tesi che nessun poeta moderno «ha sentito Eros camminargli sul cuore», ad eccezione di Garcia Lorca: ma scherziamo? Da Leopardi e Foscolo al romanticismo inglese e tedesco, dalla poesia francese alle poetesse russe, dai decadenti ai crepuscolari fino agli ermetici sono fiumi di poesie moderne e contemporanee sull’amore. E Scalfari sostiene che la modernità ha messo in fuga Eros... E ancora, secondo Scalfari «la trasgressione è cara agli dei» quando invece tutta la mitologia è piena di punizioni divine, l’ hybris , la trasgressione. I trasgressori vengono dannati dagli dei all’inferno, ridotti a piante o animali, tormentati e maledetti... O sciocchezze del tipo: «La mistica cristiana vive un rapporto di coppia nel rapporto con Cristo». O errori elementari come quello sul triangolo amoroso: «Si tratta di un triangolo isoscele nel senso che pende più da una parte che dall'altra »: se è isoscele ha due lati e due angoli uguali, se pende più da una parte non è isoscele ma scaleno (scuola dell’obbligo). Apprendiamo poi che «nel Settecento la valutazione dell’interiorità è ancora allo stato nascente» (si vede che da Agostino a Pascal avevano solo scherzato). O la formidabile scoperta scalfariana «dell’istinto di sopravvivenza della specie»; l’aveva fatta un po’ prima di lui Schopenhauer, ma Scalfari qui ricorda una gag di Peppino De Filippo che inventava brani musicali già celebri da secoli. Scalfari poi ci spiega finalmente che l’Essere di Heidegger è nient’altro che eros, ma non «quello di Parmenide sempre simile a se stesso ma quello di Eraclito che si realizza in continuo divenire». A veder confuso l’essere con l’eros,e il suo pensiero parmenideo con Eraclito,Heidegger si sarebbe gettato nel Reno. O banalità del tipo: «A me sembra che la nostra vita sia dominata dall'istinto di sopravvivenza » (ma davvero?) «l’infanzia è l’innocenza» (ma dai), «sono innocenti gli animali perché vivono secondo la loro natura senza consapevolezza» (ma sul serio?). «La desideranza che ci pervade coincide con la vita. Desideriamo la vita perché sappiamo che moriremo» (ma non mi dire). «Trovo molto significative sia le parole del Getsemani sia quelle del Golgota» (ma no, in duemila anni nessuno aveva dato peso alle parole di Gesù). E poi citazioni dannunziane di tre pagine e insensate autocitazioni dal proprio romanzo ancora più lunghe. Per finire: «Se volete un gergo più filosofico: l’ente che io sono è stato colorato di Eros»; no, questo non è gergo filosofico, è solo tintura. Come definire la filosofia erotica di Scalfari? Direi sciampismo. Tanto sapone, nessuna sostanza. Pensiero ridotto a chioma; non psicologia ma tricologia. A questo punto meglio Luciano De Crescenzo che vuol dilettare con la filosofia e non ergersi a maestro. Non ho antipatia per Scalfari, anzi. E non ce l’ho con lui; ognuno, me compreso, ha un gran giudizio di se stesso. Lui confessa la sua boria e boriosamente la ribattezza «albagia», per nobilitare pure la presunzione. Ma capisco e rispetto comunque il gran giornalista e la sua età; anzi, all’inverso dalle mie intenzioni, dopo il libro ho rivalutato il giornalista rispetto all’umanista. Quel che non sopporto è questa repubblica delle lettere così falsa e così cortigiana che incensa senza leggere o legge senza il minimo senso critico. Ma possibile che nessun filosofo o scrittore, nessuna libera intelligenza, senta l’impulso onesto di indignarsi davanti a queste venerate imposture e insorga per restituire verità a persone, idee e autori? L’atroce domanda che poi sorge, che sconforta e consola al tempo stesso, è: quante opere acute e profonde dove si avverte il respiro della bellezza, il tormento dell’intelligenza e il soffio della vera cultura vengono negate e ignorate mentre si esaltano i palloni gonfiati? È quello che fa rabbia, non la canuta albagia di un distinto signore in età grave. 
Marcello Veneziani 

2 commenti:

  1. LA REPUBBLICA SOCIALE FICCATEVELA NEL CULO

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  2. Quanti coraggiosi che ci sono in giro per la rete! Neanche il coraggio di firmarsi!

    Che tenore di argomentazioni poi! E' solo una conferma di ciò che anima buona parte della sinistra italiana: l'odio e l'ignoranza.

    E riguardo al culo, pensa al tuo: visto i soggetti che votate di volta in volta, non vorrei che vi ritroviate sgradite sorprese da quelle parti. Anche se ormai dubito che voi le possiate considerare sgradite. Contenti voi...

    Roberto Marzola.

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